Riconosciute come “Case degli Illustri della Regione Emilia Romagna”, Palazzo Rosso e Museo Casa Frabboni oggi rappresentano i pilastri principali di un innovativo progetto di rete che punta a celebrare e narrare le vite degli Illustri Carlo Alberto Pizzardi e Natale Guido Frabboni attraverso la valorizzazione del territorio che essi stessi hanno contribuito a trasformare a livello sociale, culturale, politico e architettonico.
Distanti solo 13 km tra loro, le due dimore di Illustri si configurano come i touchpoint da cui partire per una coinvolgente avventura alla scoperta delle bellezze culturali e paesaggistiche di queste antiche terre ricche di fascino e storia!

Il progetto, promosso dall’Unione Reno Galliera insieme ai Comuni di Bentivoglio e San Pietro in Casale, punta a rafforzare e comunicare la connessione tra le due dimore illustri e il paesaggio culturale in cui sono inserite, al fine di creare un’esperienza di visita che offre ai visitatori la possibilità di andare oltre la semplice osservazione.

Costruisci il tuo percorso e immergiti nei luoghi del Marchese Carlo Alberto Pizzardi e dell’artista

Natale Guido Frabboni!  

La mappa del territorio

Il Centro Storico

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Nei tempi in cui visse a San Pietro in Casale il pittore Natale Guido Frabboni il paese aveva un aspetto molto diverso da oggi.

Il nucleo del paese si sviluppava intorno a un viale, oggi denominato via Pescerelli, con particolare concentrazione di fabbricati ai lati della strada provinciale via Benelli, attuale via Giacomo Matteotti. 

Su un lato di via Giacomo Matteotti si trovavano osterie, la Villa Garani, una farmacia e altre osterie. Poi si passava via stalle, oggi via Guglielmo Marconi. Quindi la corte dei ritagli – staglioz – dove erano ubicati laboratori di artigiani del cuoio e di calzolai. Infine, si giungeva a Villa Berselli.

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VILLA GARANI
Villa Garani, già Orsi, in origine era delimitata da un fossato e aveva una bella torre che venne abbattuta alla fine dell’Ottocento. Circondata da un grande parco, era la villa più importante di San Pietro in Casale. Appartenne ai farmacisti del paese.

VILLA BERSELLI
Villa Berselli, già Anacleto Bonora, possedeva un casino padronale adeguatamente isolato dai fabbricati circostanti, incorniciato da un ampio parco in cui spiccava una fontana circolare, e affiancato da due barchesse. Il giardino attiguo, che comprendeva un boschetto,un ruscello, alcune statue, ma anche alberi da frutto come rusticani, albicocchi, prugni e viti era amato dai fidanzati e dai ‘sanpierini’, che potevano usufruirne dietro il pagamento di un biglietto che si effettuava alla madre del Frabboni. Alcuni ricordano ancora che d’estate si andava lì a prendere il fresco sotto gli alberi. Tutti si dispiacquero quando il bosco venne distrutto dai tedeschi, nell’inverno del 1944, per ricavare legna da ardere. Per questo sorprende apprendere che resti sotterranei, di ipogei scavati nel giardino, esistono ancora all’interno del dancing “Vivi”, già denominato non a caso “Le grotte”. I Berselli, che soggiornavano a San Pietro in Casale solo in estate, vennero privati delle loro terre dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la legge Segni sancì l’esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la loro distribuzione ai braccianti agricoli di modo da renderli piccoli imprenditori. Sul terreno posto a ovest della villa era stato costruito l’ospedale “Anacleto Bonora” nel 1896. Il casino ospitò in seguito un centro aggregativo del Circolo dipendenti della Regione Emilia Romagna (CRAL) e dal 2004 la Biblioteca comunale per adulti Mario Luzi.

Sull’altro lato di via Giacomo Matteotti vi erano la Villa Luigi Bonora e la palazzina di monta. Poi la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, con ampio sagrato. Quindi il Municipio su piazza Luigi Calori, oggi piazza dei Martiri della Liberazione. Infine, la casa natia di Luigi Calori, le scuole elementari e il giardino con monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale su piazza del mercato, oggi piazza Luigi Calori.

VILLA LUIGI BONORA

Il casino di Villa Bonora venne costruito nel 1877, su progetto dell’ingegnere conte Annibale Bentivoglio. Committente fu Luigi Bonora, cugino di Anacleto e ricco imprenditore che aveva preso in affitto la vasta tenuta del Ducato di Galliera. Nel 1893 circa venne costruito nei pressi del casino un esteso fabbricato ad uso scuderia con rimessa, sull’angolo della strada che conduce alla stazione, con ingresso obliquo rivolto verso la via provinciale Benelli. Nella scuderia venivano ricoverati i cavalli stalloni di razza, acquistati all’estero e utilizzati per la monta. Nella rimessa venivano stivate le derrate alimentari prodotte nel Ducato di Galliera, che poi venivano trasportate via ferroviaria e vendute. Luigi Bonora fu podestà del paese durante il fascismo, poi lasciò le terre e la sua villa venne saccheggiata e abbandonata. Don Alfonso Baroni, parroco di San Pietro dal 1953, propose l’acquisto della villa col suo grande parco per farne un asilo parrocchiale. L’asilo, spostato dalla vecchia sede ancora esistente nell’attuale via Benelli, venne inaugurato nel settembre del 1954 e intitolato a Marino Corati.

PIAZZA DEL MUNICIPIO

In origine il Municipio di San Pietro in Casale si trovava in piazza Luigi Calori, oggi piazza Martiri della Liberazione. Collocato in un edificio neoclassico di due piani, ingentilito da una facciata con portico, balconcino in ferro battuto e frontone con orologio a coronamento.
Dopo il trasferimento del Municipio a Villa Padoa, nel 1896, restarono in questo palazzo la farmacia storica e i carabinieri.

Ai lati dell’edificio ve n’erano altri due ugualmente porticati. In quello a sinistra trovavano posto diverse botteghe storiche: un negozio di ferramenta, una tabaccheria con salsamenteria, un barbiere, una cappelleria e la mesticheria Galuppi. Proprietario di questo edificio era il cavalier Paolo Berselli.
Berselli giungeva a San Pietro tutti i martedì per il mercato, qualcuno ricorda ancora che un drappello di ‘sanpierini’ lo aspettava sempre all’inizio del paese. Il cavaliere arrivava e chiedeva in dialetto “in quant siv?”, e insieme andavano a bere in una delle numerose osterie del paese, dove il cavaliere offriva per tutti.

PIAZZA DEL MERCATO

Nella vasta piazza, denominata del mercato, ogni martedì si teneva una fiera bovina che riuniva cinquecento capi di bestiame.
In una casa affacciata sulla piazza del mercato era nato nel 1807 Luigi Calori, insigne medico e anatomista, che raggiunse i vertici dell’amministrazione dell’Ateneo di Bologna.
Una epigrafe, posta sulla facciata della casa natia, lo ricorda: LUIGI CALORI SOMMO FRA GLI ANATOMICI ITALIANI DEL SUO TEMPO. MEDICO E LETTERATO DAGLI SCIENZIATI DI EUROPA STIMATISSIMO. ONORATO DAI MONARCHI D’ITALIA NACQUE IN QUESTA CASA NEL GIORNO VIII FEBBRAIO MDCCCVII DOVE DAL PADRE SUO FRANCESCO MEDICO NON OSCURO EBBE INCITAMENTO ED ESEMPIO ALLA VIRTU’ ALLO STUDIO E AL LAVORO. IL MUNICIPIO A MEMORIA POSE MDCCCLXXXV.

IL PAESE NEI QUADRI DI NATALE GUIDO FRABBONI

Natale Guido Frabboni dipinse il suo paese nei primissimi anni Ottanta. Vedute in cui compaiono la piazza con i suoi edifici porticati, la vecchia casa canonica affacciata sul sagrato della chiesa, alcune palazzine residenziali. Le opere producono un senso di spaesamento nell’osservatore, dovuto a una ricerca di rigore da parte dell’artista che al contempo sonda il dogma del mistero dell’esistenza. Il vedutismo di Frabboni è finzione pura, gli scorci e le inquadrature da pittore da cavalletto in strada sono visioni interiori di luoghi conosciuti. I brani di paese si riferiscono a un habitat negato alla quotidianità e trasferito in una dimensione teatrale. Le opere della serie “Il paese” vennero presentate alla Galleria San Marco di Bassano del Grappa nel 1980.

Il Casone del Partigiano

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Sorto su un isolotto emergente dalla palude di Rubizzano, nell’Ottocento il casone serviva da rifugio per il guardiano della valle Castellina e per i cacciatori. Raggiungibile solo in barca e circondato da un ambiente particolarmente impervio, durante il secondo conflitto mondiale il casone venne scelto dai partigiani della 2a brigata Paolo Garibaldi come punto di raccolta.

La 2a brigata Paolo Garibaldi, che si era costituita nella primavera del 1944 e faceva parte della Divisione Bologna pianura “Mario”, raggruppava i nuclei armati operanti nei comuni agricoli posti a nord della città.

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NATALE GUIDO FRABBONI PARTIGIANO

Natale Guido Frabboni, prima di svolgere le attività di artista e di impiegato, fu un combattente della Resistenza italiana contro i nazifascisti. Partigiano dall’1 maggio 1944 alla Liberazione, identificato con il nome di battaglia di “Gaber”, militò nella 2a brigata Paolo Garibaldi che operò a San Pietro in Casale. 

RAIMONDO RIMONDI PARTIGIANO

Anche Raimondi Rimondi, prima di svolgere la professione di scultore, fu un protagonista della Resistenza italiana nel territorio di San Pietro in Casale. Partigiano dal giugno 1944 alla Liberazione, conosciuto con lo pseudonimo di “Ribelle”, partecipò all’organizzazione dei primi gruppi della 2a brigata Paolo Garibaldi, con funzione di commissario politico. All’epoca il giovane, da poco rientrato dal servizio militare in Jugoslavia e in contatto con combattenti italiani e jugoslavi, era appena sfuggito a una fucilazione ordinata dai soldati tedeschi dopo un rastrellamento. 

Rimondi ci ha lasciato una viva testimonianza sulla nascita della 2a brigata Paolo Garibaldi:

“Il 25 luglio 1943 ero in Jugoslavia, aggregato agli alpini della «Pusteria». Rientrammo a Trieste e qui fui colto dagli avvenimenti dell’8 settembre. Il giorno dopo scappai in abito borghese con l’intenzione di raggiungere la mia famiglia a Bologna. Poi venne l’ordine di ripresentarmi nell’esercito fascista e io, non condividendo quelle idee, partii per le montagne di Gorizia con la decisione di unirmi ai partigiani iugoslavi. A Dolo di Gorizia riuscii infatti a prendere contatto coi partigiani italiani e slavi della città e con loro restai circa un mese. Poi i tedeschi fecero un rastrellamento e io fui fatto prigioniero e, con altri due amici bolognesi, messo al muro per la fucilazione, che fu evitata — guarda il caso — dall’interprete, che, pur essendo vestito da tedesco, era un italiano e ci aveva riconosciuti come bolognesi da un mio «sòccmel». A Gorizia riuscii a scappare dall’interno della Caserma di Artiglieria, in quel momento piena di partigiani, di rastrellati, di ebrei destinati in Germania e, quasi sempre a piedi, riuscii a tornare a San Pietro in Casale dove i miei erano sfollati. Non esistevano ancora dei gruppi partigiani: nella primavera del 1944 si cominciò a parlare di fare una Brigata organizzata raccogliendo i giovani della zona e specie i renitenti che erano molti. Ricordo incontri a tal fine con Franzoni e Rosini, miei coetanei sfollati a San Pietro in Casale e poi anche con Marcello Zanetti, Enzo Biondi e Mario Testoni: fu così che si gettarono le basi di quella che fu poi la 2a Brigata «Paolo», costituita la quale ne divenni commissario e Zanetti il comandante. Partecipai all’attività della Brigata che si svolgeva in una zona tutta scoperta, dove gli unici ripari erano gli argini dei fiumi e in un ambiente contadino generalmente favorevole, ma anche infestato da spie.”

 

Vista la sua formazione artistica, Rimondi fu incaricato dalla 2a brigata Paolo Garibaldi di disegnare la testata del giornale clandestino “La Fiaccola”. Un periodico scritto e stampato a ciclostile a Maccaretolo, che veniva distribuito dai partigiani dell’organizzazione politica e dai SAP nella zona di San Pietro in Casale e di Galliera. I testi venivano scritti dapprima con macchina da scrivere portatile ”Ilo” della Olivetti, poi con una macchina più potente, reperita durante una manifestazione di protesta e l’assalto al Municipio di San Pietro in Casale. Gli articoli erano di analisi della situazione, di condanna e di propaganda, per invitare i giovani alla Resistenza. 

 

Rimondi ricorda la sua collaborazione con il giornale “La Fiaccola”:

 

“Ricordo che nel tardo autunno 1944, durante una riunione fra partigiani a Maccaretolo, in casa di Golinelli, si decise di dar vita ad un giornaletto della Brigata. Testoni, che era quello che sosteneva l’idea con maggior forza, propose di chiamarlo «La Fiaccola» e mi fu dato l’incarico di disegnare la testata. Evidentemente l’incarico fu affidato a me in quanto sapevano che avevo frequentato la Scuola d’Arte di Bologna e che già avevo interessi per le arti figurative. Disegnai la testata e poi la intagliai nel linoleum in modo da poter essere utilizzata per il ciclostile. De «La Fiaccola» uscirono due numeri, uno i primi di novembre 1944 e l’altro l’I aprile 1945. Ricordo che il giornale portava il motto «tutti per uno, uno per tutti» e che era prevalentemente indirizzato ai giovani.”

 

Trovato in possesso del bozzetto di un timbro ideato per il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), Rimondi fu arrestato dai tedeschi e rinchiuso in una villetta di Maccaretolo di San Pietro in Casale. Riuscito a fuggire pochi giorni dopo, si trasferì a Bologna per motivi di sicurezza, dove venne immesso nel servizio informazioni del Comando unico militare della Resistenza in Emilia Romagna (CUMER).

 

Rimondi ricorda l’arresto, la detenzione a Maccaretolo e la fuga:

 

“Ricordo anche che intagliai su linoleum un timbro per il CLN e il fatto avrebbe potuto portarmi a conclusioni assai gravi. Infatti, durante una perquisizione i tedeschi mi trovarono addosso il bozzetto del timbro e mi arrestarono, rinchiudendomi dentro a una villetta di Maccaretolo, in attesa di essere trasferito in prigione. Dormii dentro una notte e il giorno dopo, essendosi sparsa la notizia del mio arresto, vi fu subito una manifestazione davvero spontanea della popolazione: mi portarono sigarette, viveri, ma più che altro fu importante la solidarietà morale. Fra i manifestanti vi erano anche dei partigiani dai quali seppi che la Brigata aveva intenzione di attaccare i tedeschi a Maccaretolo per liberarmi, ma io dissi che era sufficiente che mi avessero dato una pistola, cosa che fu fatta da un partigiano mischiato fra la popolazione. Ma non fu necessario adoperarla poiché a tarda notte la guardia si allontanò, chissà perché (forse perché i tedeschi non se la sentirono di rischiare), ed io mi trovai libero da solo. Ormai in luogo ero identificato e non mi restava che andare via e così fu deciso che venissi a Bologna, a lavorare insieme a Biondi, nel servizio informazioni del CUMER. Avevamo una radio-trasmittente in via Nuova 17, fuori porta San Vitale, nel granaio della famiglia Zanotti. Trasmettevamo a un comando inglese tutte le sere le notizie che avevamo raccolto, specie sui movimenti delle truppe tedesche. Così, senza essere mai scoperti, fino alla fine della guerra.”