Seguendo il fianco di un lungo e pittoresco fabbricato, adibito ad uso abitativo, si giunge al Museo Casa Frabboni. Ubicata nelle due porzioni estreme del complesso, che si raggiungono varcando un cancello moderno, la casa è stata la dimora dell’illustre pittore Natale Guido Frabboni.

Davanti all’ingresso attuale un portichetto, elegante ed arioso, accoglie il visitatore. Recenti restauri hanno eliminato le tamponature che occludevano gli archi e costituivano i muri di una stanza interna, conferendo a questo spazio una funzione nuova, di luogo di passaggio verso la casa da una parte e verso il giardino dall’altra. 

Frabboni_

Scopri di più

Il portichetto presenta una pianta quadrata e una volta a vela sorretta da quattro colonne in mattoni faccia a vista. Alzando lo sguardo, in direzione dell’intradosso degli archi, non sfuggono all’occhio dell’osservatore alcuni interessanti lacerti di dipinti a soggetto vegetale.

Vale la pena sostare un momento nel giardino, per notare un grande cespuglio di edera, che cela una scala esterna che conduce al primo piano dell’abitazione. La mente torna a una vecchia fotografia di famiglia, che ritrae Frabboni in questo tratto di giardino.

Il pittore è in posa davanti al busto di Anacleto Bonora, storico proprietario di tutto il complesso, indossa un completo scuro, un cravattino, fuma il sigaro, ed è circondato da piante rigogliose, tra cui un glicine che si è arrampicato sulla scala e si è unito all’edera che occupa gran parte della parete della casa. Nell’immagine il rampicante rasenta gli scuri delle porte finestre poste a sud dell’abitazione, provvisoriamente smontati per essere cartati e forse verniciati. Tornando al giardino, la sorpresa lascia spazio alla meraviglia quando lo sguardo dell’osservatore raggiunge il prospetto della casa e del contiguo portichetto, poiché la parete è completamente istoriata. Non sono visibili affreschi ma solo sinopie, i disegni preparatori, eseguiti con terra rossa, sul secondo strato dell’intonaco. Le sinopie, riscoperte nel corso degli ultimi restauri, mostrano architetture illusionistiche movimentate da panoplie e da figure mitologiche. Nella fascia inferiore, su un finto bugnato, si vedono due nicchie che inquadrano due scene tratte dalle Dodici fatiche di Ercole: Ercole e il leone Nemeo, Ercole e l’idra di Lerna. Nella fascia superiore, tra finte lesene, si collocano armi disposte a trofeo. Sul prospetto si apre la porta d’accesso principale della casa del Frabboni, collocata in posizione centrale e circondata da decorazioni incise nell’intonaco. 

Il giardino di Casa Frabboni si estende intorno all’abitazione da ovest a sud. Percorrerlo in questa direzione significa incontrare un tratto di fitta vegetazione e poi un’ariosa area prativa. Tra le piante risalta una bella magnolia ad alto fusto. In mezzo agli arbusti spiccano reperti e alcune fantasiose costruzioni, realizzate dal Frabboni assemblando statue ed elementi architettonici che appartenevano al giardino di Anacleto Bonora. Un forno in muratura è incrostato di anaconde, valve, una testa virile e una colonna scanalata. Due basi di colonne giacciono a terra insieme ad alcune cornici di trabeazione. Un’aiuola in pietra è scolpita con teste di serpi. Il prospetto sud dell’edificio è parimenti ornato con reperti. Nel muro che chiude il portichetto è inglobata una statua di fauno che un tempo decorava una fontana. A lato di una porta è fissata una testa di giovinetto con cappello, insieme a una composizione di formelle in terracotta che rappresentano scene sacre e insieme ad altre formelle con figure bizzarre e cavalieri. 

Dal cancello che chiude il giardino su questo lato accedevano alla loro abitazione il pittore Natale Guido Frabboni e la moglie Ivana Cesari. Se si osserva il fabbricato da qui si distinguono bene le due porzioni che costituivano la casa. Sulla facciata della prima porzione si aprono un ampio androne posto sotto a una meridiana, una porta, cinque finestre e alcune feritoie per i colombi. Il confronto con il fabbricato speculare, ubicato a sud del giardino, porta a supporre che qui terminasse in origine l’edificio. Stessa estensione, stesso androne posto in fondo alla struttura. Nell’Ottocento questi due fabbricati rurali costituivano le barchesse della villa del facoltoso Anacleto Bonora, tuttora esistente a est del giardino del Frabboni. Sulla facciata della seconda porzione, preceduta da un portichetto ligneo realizzato dall’artista e divisa verticalmente in cinque parti da lesene, si aprono due porte finestre ad arco, una porta rettangolare, quattro finestre rettangolari e cinque finestrelle ovali. Se si considerano nell’insieme il portichetto a nord, certe aperture nei muri e le sinopie, è naturale ipotizzare che questa porzione di fabbricato non abbia avuto una funzione di magazzino, ma di luogo di delizia all’interno del giardino ottocentesco.